Informativa

Questo sito e/o gli strumenti di terze parti incluse in esso, utilizzano i cookie con finalità illustrate nella cookie policy. Accettando i cookie con il pulsante qui sotto, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.




Domande e risposte

Di seguito troverete le risposte alle domande più frequenti sul nuovo impianto di recupero degli pneumatici fuori uso (PFU) di Retorbido.

 

1. Come si inserisce questo impianto nelle indicazioni dell’Unione Europea di sostenibilità e di gestione dei rifiuti?

R. L’impianto risponde perfettamente alle linee guida dell’Unione Europea che favoriscono e raccomandano, per i rifiuti che noi cittadini e le industrie produciamo ogni giorno, anzitutto il riciclo dei rifiuti anche attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie di recupero, lasciando in subordine il recupero e lo smaltimento in discarica. L’ordine delle priorità dettate è il seguente:

  1. Prevenzione: trovare soluzioni affinchè vengano prodotti meno rifiuti; nel caso dei pneumatici fuori uso (es. attraverso il potenziamento del trasporto su ferrovia, dei mezzi pubblici con conseguente riduzione di automobili).
  2. Riciclo: produrre materie prime seconde. Questo è il nostro caso. Trasformiamo un rifiuto creato dai cittadini in prodotti per il mercato (es. gomma da riciclo con cui realizzare superfici sportive, asfalti modificati, elementi di arredo urbano ed anche acciaio e eolio grazie alle tecniche innovative proposte).
  3. Recupero energetico: sfruttare il potere calorifico dei PFU per produrre energia e calore (come nel caso dei cementifici)
  4. Smaltimento: nel caso dei pneumatici, il loro conferimento in discarica non è consentito per legge dal 2006 in tutta Europa. Il nostro impianto si colloca dunque al punto 2 e risolve il problema al punto 4, dando una nuova vita a materiale non più utilizzabile.

2. Il progetto è compatibile con il Programma Regionale e con il Piano Provinciale di Gestione dei rifiuti?

R. Il progetto è compatibile e sorgerà su un’area ritenuta preferenziale: il Programma Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR) ed il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (PPGR) sulla base di vincoli e specifiche caratteristiche ambientali del territorio individuano 3 criteri per la localizzazione di nuovi impianti:

  • escludente (esclude la possibilità di realizzare nuovi impianti);
  • penalizzante (non esclude la possibilità di realizzare nuovi impianti previa acquisizione delle necessarie autorizzazioni/pareri), e
  • preferenziale (siti in cui è preferibile realizzare gli impianti). Nell’area dell’impianto:
  • non sono stati individuati criteri escludenti;
  • sono presenti alcuni criteri penalizzanti marginali: presenza di un’area di interesse venatorio, dei vincoli paesaggistici ed ambientali (corridoio ecologico) relativi ai corsi d’acqua, presenza dell’aeroporto di Rivanazzano;
  • sono presenti criteri preferenziali: presenza di una attività economica già in essere a destinazione d’uso industriale, di un’adeguata viabilità e di sottoservizi preesistenti.

L’impianto sarà realizzato nell’area attualmente occupata da uno stabilimento per la produzione di argilla espansa che al momento ha sospeso l’attività produttiva. Lo Studio di Impatto Ambientale realizzato prima di presentare il progetto, non ha evidenziato impatti ambientali significativi. Per quanto riguarda gli aspetti paesaggistici, si evidenzia che per l’iniziativa è stata redatta un’apposita Relazione Paesaggistica che descrive le misure individuate al fine di ottimizzare l’inserimento dell’impianto nel contesto paesaggistico: il progetto è migliorativo rispetto alla situazione attuale (meno edifici, abbattimento di alcuni corpi di fabbrica molto alti, eliminazione tralicci aerei, piantumazioni diffuse per mascherare ciò che attualmente è visibile). Il progetto quindi è compatibile con i criteri stabiliti dalla pianificazione regionale e provinciale. E’ importante sottolineare che il progetto è stato sottoposto alle procedure previste per la Valutazione di Impatto Ambientale, per l’Autorizzazione Integrata Ambientale e per l’Autorizzazione Paesaggistica: nell’ambito di tali procedure tutti gli aspetti sopra indicati, sono affrontati e spiegati in modo approfondito.

3. L’area dello stabilimento è sottoposta a vincolo idrogeologico?

R. L’area di progetto non è interessata da aree gravate da Vincolo Idrogeologico. La falda acquifera dell’area risulta protetta da fenomeni di inquinamento superficiale: specifiche indagini sul sito di impianto hanno rilevato assenza di acqua di falda fino alla profondità di circa 10 metri dal piano campagna e presenza di terreni a bassissima permeabilità (limi argillosi disposti in stratificazioni continue). L’area di progetto risulta inoltre esterna e distante da zone in dissesto idrogeologico.

Cartina indicante le aree a vincolo idrogeologico.

4. L’area dell’impianto è a rischio sismico?

R. La recente Delibera di Giunta della Regione Lombardia (DGR No. 2129 dell’11 Luglio 2014) ha classificato il territorio del Comune di Retorbido inserendolo in Zona Sismica 3. I comuni in zona 3 sono classificati a “bassa sismicità”. Come evidenziato nella figura precedente, anche i comuni limitrofi risultato tutti classificati in zona 3 “bassa sismicità”. La progettazione delle strutture seguirà tuttavia le migliori tecniche di ingegneria e sarà conforme alle severe normative vigenti in materia.

Cartina indicante le zone a rischio sismico.

5. L’impianto è vicino al torrente. Che rischi ci sono per la falda e per i corpi idrici?

R. Nessuno: il progetto prevede che le aree che potrebbero essere soggette a minimi sversamenti accidentali di prodotti, siano pavimentate e drenate in vasca di trattamento, per evitare rilasci accidentali nel corpo idrico. Le strutture dell’impianto sono esterne ad aree di “attenzione” per esondazioni e dissesti di carattere torrentizio. Non saranno realizzate strutture o edifici nella fascia di rispetto idraulico del Torrente Rile, come prescritto dalle normative urbanistiche.

6. Saranno rispettati i vincoli paesaggistici?

R. Certamente: il progetto architettonico è stato sviluppato ponendo particolare attenzione agli aspetti paesaggistici, in termini di:

  • contenimento delle dimensioni degli edifici e degli impianti al minimo tecnico necessario per eseguire le attività secondo i massimi standard di sicurezza e di tutela dall’ambiente;
  • riutilizzo di parte degli edifici attualmente presenti ove possibile;
  • scelta accurata dei materiali e dei colori dei prospetti degli edifici;
  • progettazione delle aree verdi perimetrali e interne all’impianto, secondo criteri di diversità e scelta di essenze autoctone.

E’ stata inoltre elaborata una Relazione Paesaggistica che ha analizzato gli impatti visivi nei confronti delle caratteristiche storico‐culturali del sito, evidenziando come le misure progettuali consentano un corretto inserimento degli edifici nel contesto paesaggistico.

7. Quali sono le misure di mitigazione degli impatti ambientali, idrici, atmosferici, del suolo, del sottosuolo e del rumore?

R. Durante la progettazione sono state individuate e analizzate tutte le potenziali ricadute in termini di inquinamento di aria/acqua/suolo/rumore correlate alla natura dell’impianto stesso. Questa analisi ha portato a prevedere misure di mitigazione mirate ad ogni singolo aspetto individuato:

  • emissioni in atmosfera:
    • installazione di un sistema di abbattimento fumi acidi/SO2 (incluso abbattimento di polveri e metalli mediante filtro a maniche) e abbattimento degli ossidi di azoto,
    • convogliamento in torcia del gas eventualmente prodotti e non riutilizzabili all’interno del ciclo produttivo;
  • emissioni acustiche: progettazione di insonorizzazione dei macchinari più rumorosi e installazione di barriere fonoassorbenti perimetrali;
  • scarichi idrici:
    • realizzazione di sistema di raccolta delle acque meteoriche e di trattamento delle acque di prima pioggia progettato e dimensionato ai sensi di quanto previsto dalla normativa vigente,
    • realizzazione di pavimentazioni e sistemi di drenaggio e raccolta delle aree potenzialmente contaminabili da spillamenti/spandimenti accidentali di sostanze inquinanti.

8. L’impianto rientra nella Direttiva Seveso?

R. Sì, ma in misura minima, ovvero limitatamente al solo assoggettamento all’obbligo di notifica. Non rientra invece nell’ambito di applicazione della obbligatorietà di presentazione di un rapporto di sicurezza.

9. Sono previsti interventi di bonifica ambientale, laddove necessario, nell’area dell’impianto?

R. Certamente si, ma è bene sottolineare che l’area è già stata sottoposta ad accurata indagine in contraddittorio con l’attuale Proprietario (Laterlite S.p.A.) e non è stato rilevato alcun elemento pericoloso dal punto di vista ambientale.

10. C’è amianto negli edifici esistenti? Se sì, come prevedete di smaltirlo?

R. Sì: la presenza di cemento-­‐amianto (più comunemente conosciuto col nome commerciale di Eternit) è ben nota agli enti competenti e l’attuale Proprietario sta monitorando la situazione secondo le prescrizioni di legge. Nella fase di “bonifica del sito”, precedente al passaggio di proprietà ed alla fase di costruzione del nuovo impianto, il cemento-­‐amianto sarà rimosso da ditte qualificate ed autorizzate, secondo le migliori pratiche.

11. L’impianto inquinerà o rappresenterà un rischio per l’ambiente e la salute?

R. La progettazione dell’impianto è improntata ad eliminare ogni rischio per la salute degli operatori, dell’ambiente e del territorio, tramite l’impiego di tecnologie ben sperimentate. Come evidenziato nella documentazione sviluppata per il procedimento autorizzativo:

  • la progettazione è stata sviluppata applicando le migliori tecniche disponibili (BAT) definite a livello nazionale e comunitario; le valutazioni condotte, anche con l’ausilio di sofisticati software modellistici riconosciuti e ampiamente utilizzati a livello nazionale e internazionale, hanno dimostrato che le ricadute ambientali del progetto sono contenute e ben compatibili con l’ambiente circostante.

12. Qual è il rapporto tra le emissioni attuali e quelle future?

R. Le emissioni del nuovo impianto saranno inferiori rispetto a quelle dell’attuale stabilimento produttivo Laterlite (ex Valdata). A titolo esemplificativo si riportano i quantitativi annui dei principali inquinanti atmosferici rilevati nello Stabilimento Laterlite quando in funzione e quelli massimi previsti per il nuovo impianto.

Inquinante Laterlite1 IET2
t/anno t/anno
Ossidi di azoto (NOx) 50.36 31.64
Biossidi di zolfo (SO2) 250.77 6.4
Monossido di carbonio (CO) 276.97 7.8
Polveri 29.34 1.27
Acido Cloridrico (HCl) 1.10 1.27
Acido Solfidrico (HF) 0.57 0.13
VOC 9.81 1.27
Metalli pesanti 0.04 0.077

(1) Dati reali di monitoraggio del camino del forno rotativo per la produzione di argilla espansa (Novembre 2008).
(2) Valori calcolati sulla base delle massime concertazioni garantite dal costruttore dei camini del processo di pirolisi e prodotti dalla combustione del gas naturale per il trattamento del carbone prodotto.

13. Ci saranno cattivi odori che potranno infastidire la comunità?

R. Assolutamente no: benché alcuni dei prodotti siano minimamente “odorigeni”, il loro trasporto avviene in sistemi chiusi e opportunamente collegati a una rete di raccolta ed eliminazione dei vapori, per ridurre ogni possibilità di odori all’esterno dell’impianto.

14. Ci sarà un sistema di monitoraggio continuo sui camini?

R. Certamente si, ci sarà un sistema di monitoraggio continuo delle emissioni per i seguenti parametri:

  • portata;
  • temperatura;
  • velocità in uscita;
  • concentrazione degli inquinanti: PTS, NOx, SO2, CO, HCl, HF, VOC.

Per gli altri inquinanti attesi, considerate le quantità limitate, la normativa vigente prevede un monitoraggio discontinuo.

15. Che cosa esce dai camini dell’impianto?

R. Dal camino del forno di pirolisi escono i prodotti di combustione del gas di pirolisi, dopo sofisticati sistemi di abbattimento degli elementi citati al punto precedente. Dal camino del forno di trattamento del carbone prodotto escono i fumi di combustione del metano, le cui emissioni sono paragonabili a quelle di un qualunque impianto di riscaldamento a metano.

16. Il nuovo impianto lavorerà giorno e notte producendo un rumore insopportabile?

R. Grazie all’attenta progettazione acustica e alle misure di contenimento previste dal progetto, l’impianto non risulta particolarmente rumoroso. Nella documentazione elaborata per le procedure autorizzative la rumorosità dell’impianto è stata valutata con software specifici che hanno evidenziato il rispetto dei limiti di legge. Tuttavia, al fine di contenere ulteriormente la rumorosità, la linea di triturazione sarà opportunamente spenta in orario notturno.

17. Quanti camion serviranno per il trasporto di materiali all’impianto? Non si rischia che questi mezzi rendano le strade più trafficate e pericolose?

R. E’ previsto un traffico giornaliero medio di circa 10 camion (20 transiti) per il conferimento dei PFU. Il traffico per il trasferimento dei prodotti risulta molto limitato e di gran lunga inferiore (-­‐83%) al traffico attualmente causato da Laterlite con l’impianto in marcia (c.a 60 camion).

Tipologia Mezzo No. Max di Veicoli Giornalieri
Autocisterne per carico olio combustibile 3
Autorimorchi per carico carbon black 2
Autorimorchi per carico acciaio 1
Autorimorchi per scarico di materie prime ausiliarie 1

Il traffico non inciderà in maniera significativa sull’intensità di traffico attuale (20 transiti in 10 ore: mediamente 1 transito ogni 30 minuti), ed il percorso dei mezzi sarà studiato in modo da limitare il traffico in prossimità dei centri abitati.

18. Quali sono stati i criteri utilizzati per la scelta del luogo in cui costruire l’impianto?

R. La scelta del sito nel quale installare l’impianto è stata oggetto di approfondite valutazioni che sono riassunte nello Studio di Impatto Ambientale. In particolare, il sito individuato: -­‐ è ubicato nella macro area nazionale caratterizzata dalla maggiore produzione di PFU (Nord-­‐Ovest d’Italia); -­‐ è situato in prossimità di importanti vie di comunicazione (in particolare le Autostrade A7 e A21) ed è caratterizzato dalla presenza di una adeguata viabilità locale; -­‐ è già sede di attività produttive, attualmente in fase di sospensione, garantendo un sostanziale miglioramento delle precedenti condizioni ambientali e paesaggistiche.

19. Qual è l’iter autorizzativo?

R. Il progetto ricade nelle procedure di autorizzazione di impianti di recupero di rifiuti non pericolosi. L’impianto è considerato di tipo “innovativo” (nota: non di tipo “sperimentale”). La realizzazione del progetto è subordinata all’ottenimento di pareri e autorizzazioni da parte della Regione Lombardia.

Parere/Autorizzazione Normativa di Riferimento Documentazione predisposta da IET
Parere positivo di Valutazione di Impatto Ambientale “VIA” D.Lgs 152 del 2006;
LR No. 5/2010
Studio di Impatto Ambientale (SIA) Progetto definitivo
Autorizzazione  Integrata Ambientale  “AIA” D.Lgs 152 del 2006 Relazione  Tecnica
Autorizzazione Paesaggistica (1) D.Lgs 42/2004;
LR 12/2005;
CR No. 1/2013
Relazione  Paesaggistica

(1) Il progetto dovrà ottenere l’autorizzazione paesaggistica in quanto ricade nella fascia di tutela paesaggistica dei Torrenti Staffora e Rile.

20. Perché il progetto dello stesso impianto di IET a Casalino (NO) è stato bocciato? Che differenze ci sono con quello proposto a Retorbido?

R. Il progetto presentato a Casalino (NO) nell’estate 2013 era diverso e fu bocciato per due ragioni fondamentali: la prima relativa all’area sulla quale era stato proposto (che risultava agricola e non industriale), e la seconda relativa alla configurazione impiantistica definita in quella sede. Il processo prevedeva di recuperare l’alto potere calorifico dei fanghi oleosi per l’autosostentamento energetico dell’impianto: detti fanghi furono però considerati “rifiuto” ai sensi del D.Lgs. 133/2005 e si concluse che tale operazione non era pertanto consentita. Il nuovo progetto presentato a Retorbido, risolve in maniera sostanziale tutte le osservazioni emerse dall’esperienza precedente, ed è di fatto un Progetto Definitivo (così come definito dalla normativa vigente ed in particolare nel BURL 30/9/2002) frutto del lavoro di tutti i partners tecnologici dell’iniziativa, dei laboratori di analisi e degli istituti di ricerca, per un totale di oltre 10.000 ore/uomo di ingegneria e consulenza tecnica svolte nell’ultimo anno. In particolare i fanghi oleosi di cui sopra (come tutti gli altri prodotti), sono stati completamente caratterizzati mediante accurate analisi di laboratorio, confrontati con gli standard di mercato esistenti e testati da alcune aziende attive nella produzione di membrane isolanti per asfalti: oggi sono quindi considerati prodotti e non più rifiuti.

21. Quali saranno le nuove tecnologie utilizzate nell’impianto? Perché nessuno le ha mai utilizzate in precedenza?

R. La tecnologia di pirolisi è una tecnologia consolidata ed utilizzata da molti anni in tutto il mondo in ambiti diversi. La scelta di applicare la tecnologia di pirolisi al trattamento dei Pneumatici Fuori Uso (PFU) è il risultato di un’accurata analisi delle condizioni attuali del mercato del recupero e smaltimento dei PFU in Italia. L’impianto è stato dimensionato per trattare, alla massima capacità produttiva, circa il 10% della produzione italiana annua di PFU. L’impianto di recupero degli Pneumatici Fuori Uso (PFU) riproduce una precedente configurazione impiantistica sviluppata e realizzata da “Nippon Steel & Sumikin Engeneering Co.” per la “Nippon Steel & Sumitomo Metal Corporation” presso il sito produttivo giapponese di Hirohata Works. La tecnologia proposta (pirolisi delle gomme) è stata testata con successo da oltre 10 anni in quell’impianto che ha capacità produttiva doppia rispetto a quella di Retorbido.

22. Che cos’è il processo di pirolisi?

R. La pirolisi (o piroscissione) è un processo di decomposizione termochimica di materiali organici, ottenuto mediante l’applicazione di calore e in completa assenza di ossigeno. In pratica, se si riscalda del materiale in presenza di ossigeno, avviene una combustione che produce composti gassosi; effettuando invece lo stesso riscaldamento in condizioni di totale assenza di ossigeno, il materiale subisce la rottura dei legami chimici, permettendo il recupero dei componenti originari sotto forma di oli combustibili, acciaio e polverino di carbone.

23. Quali sono i principali componenti dell’impianto?

R. I principali componenti dell’impianto sono:

  • Sistema caricamento e triturazione gomme;Sistema forno rotante (forno di pirolisi);
  • Sistema condensazione olio e distillazione;
  • Sistema separazione carbone e acciaio;
  • Sistema trattamento carbone e granulazione;
  • Sistema pulizia gas e produzione vapore/energia elettrica;
  • Sistema trattamento fumi di scarico;
  • Sistema servizi d’impianto (acqua di raffreddamento, aria strumenti, etc);
  • Sistema torcia di emergenza.

24. La società proprietaria è solida?

R. La società IET Srl è stata costituita nel 2012 con lo scopo specifico, così come richiesto dalla normativa, di realizzare e gestire l’impianto in oggetto. Racchiude le esperienze di alcune famiglie italiane di imprenditori e manager che da diverse generazioni hanno contribuito alla storia industriale del nostro Paese. Il capitale sociale attuale è di 110.000 euro ed è interamente versato.

25. Chi sono i partner tecnici del progetto?

R. Il fornitore della tecnologia di pirolisi è la società giapponese Nippon Steel & Sumikin Engineering, mentre la tecnologia di pulizia dei fumi è fornita dalla Steinmüller Babcock Environment Gmbh, società tedesca con oltre 100 anni di storia. Techint, società d’ingegneria internazionale con sede a Milano, ha il ruolo di Owner Engineer, e cioè di consulente tecnico di IET per ogni questione ingegneristica relativa alla tecnologia e si occupa della progettazione delle opere civili. La società di ingegneria ambientale D’Appolonia, con sede a Genova e parte del gruppo RINA, svolge la funzione di consulenza ambientale per la compilazione, tra le altre attività, dello Studio d’Impatto Ambientale.

26. Chi gestirà l’impianto una volta avviato?

R. IET, di concerto con il proprio consulente tecnico Techint, che rimarrà in tale ruolo anche una volta ultimata la costruzione dell’impianto, assumerà personale qualificato e lo formerà, sotto la supervisione dei tecnici giapponesi della Nippon Steel Engineering, per le mansioni relative al funzionamento dell’impianto.

27. Parlando dell’impianto, saranno costruiti nuovi edifici? Cosa ne sarà di quelli già esistenti?

R. Si prevede la costruzione di un nuovo edificio costituito da due distinti corpi di fabbrica, collegati da un’area di ingresso comune, in cui saranno localizzate le seguenti funzioni:

  • Sala controllo e sottostazione elettrica dell’impianto;
  • Spogliatoi e mensa per gli operatori dell’impianto; Sono inoltre previsti i seguenti nuovi edifici di servizio all’impianto:
  • Edificio caldaia;
  • Edificio turbina;
  • Edificio carbon black;
  • Edificio insaccaggio; Alcuni edifici esistenti, ottimizzando il recupero di quanto già costruito, saranno invece utilizzati per l’impianto mantenendo l’attuale loro destinazione:
  • Magazzino;
  • Magazzino stoccaggio prodotto finito;
  • Guardiola e uffici;

I restanti edifici presenti nell’area non sono coinvolti nel progetto del nuovo impianto.

28. Quali saranno le attività di cantiere?

R. Le attività di cantiere consisteranno in:

  • Rimozione dal sito degli elementi in cemento amianto ai sensi delle vigenti normative di settore a cura di Laterlite prima della consegna dell’area ad Italiana Energetica Tire;
  • rimozione delle strutture in ferro dell’attuale impianto a cura di Laterlite prima della consegna dell’area ad Italiana Energetica Tire;
  • demolizione di parte delle strutture esistenti;
  • lavori civili di preparazione del terreno, realizzazione di fondazioni e costruzione di nuovi edifici;
  • attività di montaggio meccanico, elettrico e strumentale;
  • lavori di finitura e mascheratura estetico-­architettonica degli edifici e degli impianti;
  • attività di ripristino e inserimento paesaggistico mediante sistemazione del terreno e messa a dimora di alberi ed arbusti all’interno e lungo il perimetro dell’area di impianto, secondo criteri di biodiversità e di rispetto delle specie autoctone.

29. Nell’impianto si tratteranno anche altri rifiuti?

R. Assolutamente no: l’impianto è, infatti, concepito al solo scopo di convertire PFU in prodotti commercializzabili (oli, carbon black e acciaio); l’introduzione nel processo di qualsiasi altro tipo di rifiuto, non sarebbe consentito dall’autorizzazione, ma soprattutto comprometterebbe il funzionamento dell’impianto: per la nostra massima garanzia gli PFU saranno interamente forniti dalla società consortile Ecopneus che provvederà alla fonte a garantirne la qualità e la pulizia.

30. Quali sono le ricadute sull’occupazione, sia in fase di cantiere sia d’impianto avviato?

R. In fase di cantiere, che durerà dalla mobilitazione alla conclusione dei lavori circa un anno e mezzo, saranno impiegate, ove disponibili, ditte locali. Si prevede la presenza massima di circa 80-­‐100 persone dirette di montaggio. Ci saranno inoltre alcune figure specializzate che rimarranno presenti per tutta la durata dei lavori nei ruoli chiave. Tali professionisti arriveranno dal Giappone per la Nippon Steel, dalla Germania per la Steinmüller Babcock e dall’Italia per Techint e Italiana Energetica Tire. La direzione lavori sarà a cura di Techint. Per l’esercizio dell’impianto saranno assunte 37 persone. Il personale d’ufficio lavorerà tipicamente dalle 8 alle 17 mentre gli altri saranno in turno. Saranno inoltre assegnati diversi servizi all’esterno, con un importante indotto locale, quali giardinaggio, manutenzione, pulizie, catering, etc. Tutto il personale necessario, con l’eccezione del direttore dell’impianto, sarà selezionato privilegiando le professionalità locali.

31. Da dove provengono i PFU (Pneumatici Fuori Uso) da trattare?

R. Dalla società consortile Ecopneus, che provvede già attualmente al ritiro dei PFU dai punti autorizzati di sostituzione dei pneumatici (autofficine, gommisti, etc.). Le 32.000 tonnellate fornite da Ecopneus rappresentano il 50% delle 60.000 tonnellate di pneumatici fuori uso generati ogni anno nella regione Lombardia.

32. Quante tonnellate di PFU (Pneumatici Fuori Uso) saranno trattate al giorno e quante in un anno?

R. Le tonnellate di PFU trattate saranno:

  • 100 ton/giorno (le quantità sono state stimate considerando un funzionamento continuo 24h/24h).
  • 32.000 ton/anno (le quantità sono state stimate considerando un funzionamento pari a 320 giorni/anno). Si consideri che l’impianto Laterlite (ex Valdata), che ha sospeso la produzione in attesa dell’autorizzazione richiesta da IET, in caso di ripresa dell’attività produttiva, potrebbe mettere in produzione:
  • 400 ton/giorno di argilla cruda.
  • 128.000 ton/anno di argilla cruda (quantità stimate considerando un funzionamento pari a 320 giorni/anno).
  • 350.000 m3/anno di argilla espansa prodotta (quantità stimate considerando un funzionamento pari a 320 giorni/anno).

33. Per quanto tempo e come saranno stoccati i PFU (Pneumatici Fuori Uso)?

R. L’area dedicata allo stoccaggio e alla triturazione delle gomme occupa una superficie pavimentata suddivisa in tre settori separati da pareti divisorie. I PFU interi in ingresso sono accumulati nel primo settore e in seguito trasportati nel settore adiacente in cui sono sottoposti a triturazione (stadio preliminare del processo). Il terzo ed ultimo settore è destinato al PFU triturato che costituirà l’alimentazione all’impianto di pirolisi. I PFU sono approvvigionati giornalmente (nei giorni lavorativi), al fine di ridurre lo stoccaggio all’interno dell’impianto al minimo necessario per il suo funzionamento, corrispondente a un autonomia di circa 3 giorni.

34. Quanti PFU saranno accumulati in impianto?

R. La massima quantità prevista di PFU accumulati sarà di c.a. 300-­‐400 ton, contro uno stoccaggio attuale medio di materia prima dello stabilimento Laterlite (ex Valdata) di circa 100.000 ton. In via comparativa, si consideri che i PFU accumulati a Castelletto di Branduzzo superano le 70.000 ton (nel nostro impianto si avrà una quantità corrispondente allo 0,5%).
E’ importante notare che non c’è alcun vantaggio nell’accumulo di PFU oltre le quantità minime definite, in quanto il servizio di recupero viene riconosciuto da Ecopneus solo a trattamento avvenuto (e non in seguito al semplice stoccaggio).

35. Qual è la destinazione finale del materiale recuperato?

R. L’impianto trasforma un rifiuto in prodotti recuperati che hanno un interesse di mercato e saranno commercializzati in base alle loro caratteristiche:

  • Olio leggero, destinato alla vendita per separazione solventi;
  • Olio pesante, destinato alla vendita per la trazione navale/riscaldamento industriale;
  • Fibre di acciaio destinate ad acciaierie;
  • Fanghi oleosi (mix di olio e carbone) destinate alla produzione di membrane impermeabilizzanti;
  • Carbon black, destinato alla produzione di prodotti in gomma (es. guarnizioni, ecc.).

36. Che tipo di rifiuti e in che misura saranno prodotti?

R. I rifiuti del processo produttivo sono le polveri del trattamento fumi (carbone, calce spenta e metalli pesanti rimossi dai fumi) e l’acqua recuperata dal processo (acqua con tracce di idrocarburi e polvere di carbone). Il primo materiale, circa 48 kg al giorno (l’equivalente di 2 carriole) sarà messo in sacconi e inviato periodicamente presso società specializzate nel successivo trattamento; l’acqua, circa 31,2 m3/giorno (l’equivalente di un’autocisterna) sarà accumulata in un serbatoio e periodicamente smaltita tramite società specializzate ed autorizzate per i successivi trattamenti.

37. Come saranno distillati gli oli?

R. Gli oli ottenuti dalla condensazione degli idrocarburi presenti nel gas di pirolisi saranno inviati a una colonna di frazionamento per portarli alle caratteristiche di qualità richieste dai clienti.

38. Ci sarà pericolo per la salute, in particolare per i bambini?

R. Assolutamente no: IET ha sempre considerato come assoluta priorità la salute e sicurezza delle persone e la protezione dell’ambiente: l’impianto è progettato per rispettare le più stringenti norme in materia ambientale e di sicurezza.

39. Le polveri prodotte non rischiano di essere trasportate dal vento sulle case?

R. No: le poche attività che potrebbero comportare una limitata generazione di polveri, quali ad esempio la triturazione degli PFU e l’insaccaggio del carbon black, saranno contenute mediante la messa in opera di coperture, protezioni, filtri ed in genere soluzioni tecniche atte ad evitare anche la minima dispersione in atmosfera e garantire il migliore abbattimento.

40. L’impianto è vicino a un piccolo aeroporto: non ci sarà pericolo di incidenti?

R. Come evidenziato nello Studio Impatto Ambientale, il Comune di Retorbido non prevede vincoli riferiti all’aeroporto di Rivanazzano Terme. Tali vincoli sono invece presenti nel Piano di Governo del Territorio (PGT) proprio del Comune di Rivanazzano. L’area di impianto non risulta assoggettata ai suddetti vincoli, in quanto interamente ricadente nel Comune di Retorbido. Estendendo i vincoli indicati nel PGT di Rivanazzano, si evidenzia comunque che:

  • l’impianto è ubicato al di fuori del prolungamento della pista di decollo/atterraggio dell’aeroporto;
  • estendendo in linea teorica le zone di rispetto al territorio del Comune di Retorbido e applicando la stessa metodologia utilizzata per il Comune di Rivanazzano, l’area di impianto ricadrebbe comunque al di fuori della cosiddetta “Zona di Rispetto Allargata” (RAA);
  • l’impianto si colloca al di fuori delle direzioni di atterraggio/decollo e ricade a circa m 500,00 dal perimetro dell’aeroporto di Voghera, perpendicolarmente alla testata 34 della pista di volo.

41. Com’è gestito il deposito delle gomme? Non c’è il pericolo che rimanendo troppo a lungo all’aperto possano diventare focolai per la riproduzione della zanzara tigre?

R. Le scelte progettuali e gestionali dell’impianto consentono di limitare a soli circa 3 giorni la permanenza in sito degli PFU interi prima della loro frantumazione ed avvio al ciclo produttivo. Questa tempistica non è normalmente tale da consentire lo sviluppo della zanzara tigre fino allo stato adulto, per cui si ritiene che il rischio di diffusione dell’insetto a causa della presenza dell’impianto sia sostanzialmente nullo. IET si accorderà comunque con gli enti competenti (ad es. la ASL) per eventuali periodiche azioni di disinfestazione.

42. L’impianto rientra nell’elenco delle “attività insalubri” come da Regio Decreto n. 773 del 18 giugno 1931?

R. Sì, ma un’attività definita “insalubre” non è necessariamente pericolosa per la pubblica salute: è semplicemente sottoposta ad una serie di controlli e autorizzazioni. A titolo esemplificativo, tra le 276 tipologie di attività definite insalubri, potrebbero già essere presenti sul territorio le seguenti:

  • produzione di formaggi;
  • produzione di fibre tessili;
  • produzione di mangime;
  • produzione di vetro;
  • allevamento di animali;
  • carrozzerie;
  • salumifici di macellazione;
  • lavorazione legno e compensati;
  • produzione di laterizi;
  • lavanderie a secco;
  • lavorazione del riso;
  • deposito di frutta e verdura;
  • produzione di conserve alimentari;